Psicologo Psicoterapeuta

La Fobia Specifica. Quali sono i sintomi ed il Trattamento.

Cos’è la fobia specifica? 

La fobia specifica rientra nella categoria dei disturbi d’ansia. Si manifesta con intensa paura ed ansia eccessiva verso oggetti o situazioni specifiche, che di norma non provocano questo tipo di reazione in persone non affette da questo disagio.

La paura raggiunge in pochi secondi picchi molto elevati e talvolta anche immaginare o parlare di tali stimoli può innescare una reazione fobica. Può accadere che alle condizioni di ansia intensa e di paura si associano alcune manifestazioni fisiche correlate allo stato di allarme, come: tachicardia, aumento della sudorazione, tremore, vertigini, nausea, dolori al petto, formicolio, talvolta svenimento o stato confusionale.

Anche se il soggetto può intuire o capire che il proprio timore è eccessivo, non riesce a controllare l’emozione intensa e si comporta cercando di evitare in tutti i modi il contatto con l’oggetto o la situazione temuta, mettendo spesso in atto comportamenti problematici, come ad esempio il blocco o l’evitamento di particolari situazioni. Pur di non sperimentare questa allarmante e spaventosa condizione, il soggetto tende a mettere in atto comportamenti di evitamento che se da un lato proteggono temporaneamente la persona dall’incontro con lo stimolo fobico, dall’altro purtroppo rinforzano la paura stessa, instaurando così un vero e proprio circolo vizioso che limita fortemente la vita della persona.

Per questo motivo la fobia tende ad avere un impatto negativo sulla vita delle persone che ne soffrono, perché ne influenza il comportamento, spesso arrivando a danneggiare almeno in parte il funzionamento personale, sociale o lavorativo. La fobia specifica può, quindi, diventare un vero e proprio disturbo qualora tenda a condizionare in maniera significativa la qualità di vita di chi ne soffre e a perdurare nel tempo.

Sintomi della fobia specifica secondo il DSM – 5

Il DSM-5 definisce la fobia come una paura o ansia marcata verso un oggetto o verso situazioni specifiche. La persona che soffre di una fobia specifica quindi prova una paura marcata, persistente, sproporzionata non solo quando lo stimolo fobico è presente ma anche quando si aspetta di affrontare un oggetto o una situazione specifica. Ma qual è il pensiero all’origine della paura?

previsione del danno (per esempio nella fobia specifica dell’aereo il cadere)

perdere il controllo

svenire

avere le vertigini

Per effettuare una diagnosi di fobia specifica devono essere presenti alcuni sintomi che la persona sperimenta in presenza dello stimolo fobico:

Paura e ansia marcate verso un oggetto o situazioni specifici (per es.,volare, altezze, animali, ricevere un’iniezione, vedere il sangue).

la situazione o l’oggetto fobici provocano quasi sempre paura e ansia immediate

L’elemento fobico viene attivamente evitato o sopportato con paura e ansia intense

La paura e l’ansia sono sproporzionate rispetto al reale pericolo rappresentato dallo stimolo fobico, anche rispetto al contesto culturale.

La paura, l’ansia o l’evitamento sono persistenti e durano per 6 mesi o più.

La paura, l’ansia o l’evitamento causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti

Il disturbo non è meglio spiegato dai sintomi di un altro disturbo mentale.

Il DSM-V specifica 5 tipi fondamentali di fobia:

tipo animali. Se la paura è provocata da animali o insetti. E’ un sottotipo che esordisce in genere durante l’infanzia.

ragni (aracnofobia)

insetti (entomofobia)

serpenti (ofidiofobia)

uccelli (ornitofobia)

roditori (musofobia)

cani (cinofobia)

gatti (ailurofobia)

pesci (ittiofobia)

tipo ambiente naturale. Se la paura è attivata da elementi dell’ambiente naturale, come temporali, altezze, acqua. Come il precedente è un sottotipo con un’alta familiarità, ed è di frequente caratterizzato da un’imponente risposta vasovagale.

vedere il sangue (emofobia)

ricevere una puntura (aichmofobia)

sottoporsi a procedure mediche invasive

assistere a un intervento chirurgico

tipo situazionale. Questo sottotipo dovrebbe essere specificato nei casi in cui la paura fosse provocata da una situazione specifica, come trasporti pubblici, tunnel, ponti, ascensori, volare, guidare, oppure luoghi chiusi.

spazi chiusi (claustrofobia)

volare (aviofobia)

guidare (amaxofobia)

ascensori

ponti

altro tipo.

Sottotipo da specificare nel caso la paura fosse scatenata da altri stimoli come: la paura o l’evitamento di situazioni che potrebbero portare a soffocare, vomitare o contrarre una malattia; la fobia dello “spazio” (cioè il timore di cadere giù se si è lontani dai muri o altri mezzi di supporto fisico); e il timore nei bambini dei rumori forti o dei personaggi in maschera.

soffocare (anginofobia)

pagliacci e maschere (coulrofobia)

bambole (pediofobia)

rumori forti (liguirofobia)

Sviluppo e conseguenze della fobia specifica

A volte la fobia specifica può svilupparsi a seguito di un evento traumatico, all’osservazione di un evento traumatico accaduto ad altri, a un attacco di panico inaspettato, in quella che diventerà poi la situazione temuta (lo stimolo fobico). Tuttavia, anche se a volte possiamo identificare degli eventi scatenanti, molto spesso non è possibile risalire o stabilire una ragione specifica per l’esordio di una fobia. Di solito la fobia si sviluppa nel corso dell’infanzia e, se persiste in età adulta, diventa più difficile superarla e ci sono meno possibilità di remissione. Anche se l’esordio si colloca più frequentemente tra l’infanzia e l’adolescenza, una fobia può svilupparsi a qualunque età, spesso anche in età avanzata.

La fobia specifica spinge ad evitare gli oggetti e le situazioni che innescano la paura e l’ansia, danneggiando il soggetto che ne soffre e/o modificando il suo stile di vita: spesso la fobia specifica impedisce la normale quotidianità dell’individuo (fare analisi del sangue, prendere metro, utilizzare oggetti comuni, viaggiare, etc.) con una diretta ricaduta su tutte le aree di vita dell’individuo, familiare sociale e lavorativa.

Questo disturbo può quindi provocare un disagio concreto e psicologico davvero significativo. Inoltre, non sempre le persone che non sono colpite da tale problema, riescono a comprendere ciò che il soggetto con fobia specifica sperimenta, e possono quindi mostrare atteggiamenti di scherno, di giudizio o di ridimensionamento, che non facilitano e spesso peggiorano le relazioni del soggetto o che ne compromettono ancora di più il benessere.

ll trattamento Evidence Based

Il trattamento delle fobie specifiche è uno dei trattamenti più semplici e con maggiori percentuali di successo. I trattamenti basati sull’evidenza (evidence based therapies) sostenuti dalla ricerca scientifica internazionale per le fobie sono la terapia cognitivo-comportamentale e la terapia farmacologica. Il trattamento comportamentale prevede imparare tecniche di rilassamento che portano a eliminare l’ansia e a sostituire la risposta di rilassamento alla risposta di paura davanti all’oggetto della fobia. I trattamenti cognitivi si sono rivelati utili usati congiuntamente con l’approccio comportamentale; si insegna a individuare e modificare alcuni stili di pensiero disfunzionali che portano in maniera automatica alla reazione fobica. La terapia farmacologica si è dimostrata efficace per i sintomi ma è inutile al fine della cura della fobia. Sono un valido aiuto a breve termine quando usato per superare una specifica situazione temuta, è come prendere un antidolorifico: non si sente la paura ma non si cura la fobia.

Le benzodiazepine sono utili per tenere a bada l’ansia anticipatoria di una situazione temuta (ad es., per chi ha la fobia di prendere l’aereo per riuscire a dormire la notte prima), i betabloccanti inibendo le reazioni fisiologiche della paura riescono a ridurre o eliminare il disagio associato dall’affrontare una situazione temute (ad es., se ho paura di parlare in pubblico e devo parlare ad una conferenza).

Ecco descritte brevemente le principali tecniche cognitivo-comportamentali usate per curare le fobie specifiche:
  1. ESPOSIZIONE: L’esposizione a stimoli ansiogeni, oggetti o situazioni, è considerata al giorno d’oggi la principale modalità di trattamento per le fobie specifiche. L’esposizione in vivo ha portato a migliori risultati rispetto all’esposizione immaginativa, per cui quando è possibile è sempre raccomandata. É preferibile però l’esposizione immaginativa: quando il paziente inizialmente non se la sente di approcciarsi all’oggetto fobico, nell’esposizione a situazioni in cui non è facile trovarsi (come le tempeste, il volare in aereo), rispetto a situazioni in cui potrebbe essere pericoloso o poco etico esporre il paziente (memorie traumatiche in un disturbo da stress post traumatico).
  2. L’ESPOSIZIONE IMMAGINATIVA: consiste nel chiedere al paziente di immaginare una situazione fobica. E’ importante aiutare la persona a raggiungere un’immagine molto vivida della situazione temuta, favorendone una descrizione molto attenta e precisa. Per esempio, se immagina di essere esposto a un ragno, dovrebbe essere incoraggiato a immaginare tutti gli aspetti della situazione, la grandezza, il colore, la collocazione, la velocità e il tipo di movimenti che compie.
  3. L’ESPOSIZIONE GRADUATA: consiste nell’esporre il paziente a situazioni fobiche più basse nella scala delle situazioni temute, per poi salire gradualmente. É consigliabile quindi iniziare l’esposizione da un grado moderato di difficoltà per poi progressivamente salire. Oltre a esporre la persona a situazioni temute può aiutare anche esporre a sensazioni di cui hanno paura, usando esercizi di esposizione enterocettiva (per esempio esercizi di spinning per aumentare il senso di vertigine, di iperventilazione per aumentare la mancanza di respiro presente nelle situazioni claustrofobiche, indossare un maglione durante una presentazione per aumentare la sudorazione…).
  4. L’ESPOSIZIONE IN VIVO: una singola sessione di esposizione in vivo di 2-3 ore è risultata clinicamente significativa per le fobie specifiche tipo animali, sangue-iniezioni-ferite, e per la fobia di volare.
  5. TECNICHE DI RILASSAMENTO MUSCOLARE: si insegna il rilassamento al paziente e una volta che si è appropriato di questa tecnica, gli viene mostrato l’oggetto fobico. La condizione di rilassamento è antagonista a quella di ansia che caratterizza la fobia: si verifica, quindi, un processo di inibizione reciproca.
  6. DESENSIBILIZZAZIONE SISTEMATICA: questa tecnica si basa sul principio del controcondizionamento. L’obiettivo è quello di far reagire in modo differente la persona in risposta ad un determinato stimolo fobico, si insegna, cioè, ad attuare un comportamento diverso, più adatto in cui non sia presente alcuna forma di  ansia o paura. Questa tecnica consiste essenzialmente nell’ esporre il soggetto a stimoli ansiogeni (legati allo stimoli fobico) di intensità  crescente, fino a che l’ansia non venga del tutto superata.
  7. TECNICHE COGNITIVE: l’elicitazione dei pensieri negativi, la ristrutturazione cognitiva, l’uso di ABC possono essere utilizzati come supporto durante le pratiche di esposizione.
Domande Frequenti

Come capire se ho una Fobia?

L’ansia da fobia, o “fobica”, si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, vertigini, extrasistole, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Con la paura si sta male e si desidera una cosa sola: fuggire!

Cosa si intende per Fobia?

Il termine fobia (dal greco φόβος, phóbos, “panico, paura”) indica un irrazionale e persistente paura e repulsione di certe situazioni, oggetti, attività, animali o persone, che può, nei casi più gravi limitare l’autonomia del soggetto come nel caso dell’evitamento, ma che non rappresenta un reale pericolo per la persona.

A che età iniziano?

Solitamente si sviluppano nella prima infanzia, generalmente prima dei 10 anni. L’età media di insorgenza è di 7-11 anni.

Quanto dura il trattamento psicoterapeutico per le fobie specifiche?

Le fobie, comunque, sono i disturbi curabili nel minor tempo e con il maggiore tasso di successo in assoluto. Nella maggior parte dei casi si possono vedere dei risultati in un numero di sedute molto piccolo (1-4).

Gran parte del successo del trattamento della terapia dipende dalla collaborazione tra paziente e terapeuta e nell’impegno a lavorare anche a casa da parte del paziente.


Psicologa Dott.ssa Dorella Pierini

Psicologa Dott.ssa Dorella Pierini

Dott.ssa Dorella Pierini Psicologa Clinica-Psicoterapeuta Studio Privato (Roma Via Iberia 76 Roma) Pronto aiuto Psicologico (Roma Via Iberia 76) Sportello Spazio Ascolto Vittime di Reato (Procura di Tivoli)

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *