Gli Adolescenti e le chat

Gli adolescenti utilizzano costantemente chat di messaggistica istantanea, per comunicare, interagire e condividere con gli altri, foto, video, musica e file di ogni tipo. Creano, in particolare, gruppi per ogni cosa, dai gruppi classe, ai gruppi dello sport ma anche gruppi, che possono arrivare fino a 100-200 persone.

I ragazzi arrivano a gestire anche 2-3 sistemi di messaggistica istantanea ma l’app che va per la maggiore è sicuramente WhatsApp (98%) che sta diventando indispensabile, tanto che il 55% dichiara di non poterne proprio fare a meno (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza).

I genitori conoscono bene WhatsApp, immaginano che i figli chattino con i contatti in rubrica, quindi con persone che in teoria conoscono, amici, compagni di scuola e familiari, e questo li rende tranquilli per cui molti di loro non monitorano e non pensano che si tratti di uno strumento che possa nascondere dei rischi. Ma siamo sicuri che sia proprio così?

Un fenomeno che sembra accomunare molti ragazzi, infatti, è la condivisione del proprio numero telefonico con sconosciuti, per essere poi inseriti all’interno dei gruppi WhatsApp e iniziare a chattare con loro. Possono essere contattati direttamente su WhatsApp oppure si mettono, in un primo momento, ad interagire tramite i social network, si scambiano messaggi privati o si scrivono nei gruppi chiusi delle varie piattaforme social, per poi iniziare una conoscenza più approfondita attraverso la messaggistica istantanea.

Solitamente si tratta di gruppi WhatsApp creati sulla base di un tema specifico che accomuna gli iscritti, come la città in cui si vive, un interesse o un problema, e l’aspetto che deve far riflettere è che molti dei ragazzi riferiscono di aver trovato in queste chat dei veri e propri amici, anche più stretti di quelli che avrebbero potuto avere dal vivo.

Quei ragazzi alla ricerca di rifugi virtuali e relazioni

La tendenza a conoscere persone nuove in rete riguarda molti adolescenti ma è molto più forte in quei ragazzi che tendono a ritirarsi dalla scena sociale, hanno paura del contatto e del confronto e hanno bisogno di quelle relazioni che non riescono a trovare nella vita reale. Si sentono soli, non sanno con chi parlare, non percepiscono i genitori vicino o hanno avuto brutte esperienze relazionali precedenti che li hanno fatti soffrire oppure non credono a sufficienza in loro stessi per cui tendono a rifugiarsi nel virtuale.

“Uno dei miei migliori amici mi ha detto questo…”, “Ci sono rimasto male perché il mio amico si è allontanato, non mi scrive più…”, “Mi sento bene quando chatto e posso confidarmi con loro”, “Loro mi capiscono”, sono tutte frasi di ragazzi che fanno riferimento ad “amicizie” con coetanei che non hanno mai conosciuto dal vivo, che magari vivono dall’altra parte dell’Italia o del mondo, ma con i quali sembrano avere un legame molto stretto, fatto di condivisioni, di sentimenti e interazioni.

Quali sono i rischi?

I rifugi virtuali permettono di essere ciò che nella vita reale non si riesce ad essere, di creare degli spazi in cui si esprime ciò che normalmente si reprime. Anche i gruppi WhatsApp di questo tipo possono diventare degli spazi che fungono da contenitori di sofferenze adolescenziali, in cui si condivide ciò che non viene colto dal mondo esterno o che si ha paura non venga compreso o accettato dai compagni e dalla famiglia.

Inoltre, con la messaggistica istantanea si crea più facilmente una certa confidenza tra i membri del gruppo, i ragazzi possono percepire una maggiore intimità e fidarsi ciecamente di chi c’è dall’altra parte dello schermo. Tale aspetto comporta tutta una serie di rischi, come lo scambio di informazioni private e personali, il sexting ossia la condivisione di materiale intimo online, l’adescamento da parte di adulti malintenzionati che fanno credere di essere qualcun altro, il cyberbullismo e tutte le trappole presenti nel dark web.

Si agisce con un semplice click, si condivide il proprio numero di telefono senza riflettere sulle conseguenze, si crede a ciò che viene mostrato in chat, ci si fida degli altri, si è in balia di una profonda insicurezza interiore che rischia di portare facilmente le vittime ad essere manipolate nel bisogno di creare legami online.

È possibile che si crei anche una sorta di dipendenza da questo tipo di comunicazione che può diventare l’unica modalità con cui si interagisce con gli altri, con cui ci si sente parte di un gruppo di relazioni che spesso restano virtuali, proprio per il bisogno di mantenere un legame a distanza, di interagire da dietro uno schermo, di sentirsi più liberi di essere se stessi.

L’aspetto che deve allarmare è che moltissimi ragazzi si ritrovano soli, senza un riferimento, non parlano con gli adulti e arrivano ad utilizzare certi strumenti, pur di avere dei legami, di interagire e condividere il proprio vissuto con qualcuno che magari si trova nella stessa condizione di solitudine o di malessere, insomma uno stato di vulnerabilità che però non fa altro che esporli ancora di più ai pericoli della rete.

Redazione AdoleScienza.it