Bisogni Adolescenza

L’adolescenza è una fase della vita in cui i dubbi su se stessi, gli interrogativi sulla propria identità, l’insoddisfazione per il proprio corpo, le tensioni con i genitori possono costituire dei momenti di transizione che nulla hanno di patologico. Tuttavia in alcuni casi questi aspetti assumono un peso eccessivo, provocando stati di conflitti intensi e sofferenza che si protraggono a lungo o che si estendono fino a invadere la vita dell’adolescente. Il periodo dell’adolescenza è un momento critico rispetto alla direzione che prenderà il processo di costruzione della personalità. I cambiamenti e la crisi profonda li pone di fronte ad un bivio, tra la possibilità di sviluppare una struttura personale solida o il rischio di un estendersi e di un amplificarsi di nuclei  di fragilità. Tutto dipende da come ci si pone di fronte allo  stato di crisi. D’altro canto  farsi aiutare da qualcuno in adolescenza è particolarmente costoso a livello emotivo. L’adolescente è teso verso l’acquisizione e il riconoscimento da parte degli altri della propria indipendenza, e la sua necessità è di prendere temporaneamente le distanze in qualche modo dai propri genitori per potersi differenziare da loro.

Come coniugare questi bisogni dell’adolescente con la richiesta di aiuto ad uno psicoterapeuta a che comunque fa parte del mondo adulto da cui si vorrebbe per tanti aspetti affrancarsi?

L’ambivalenza (cioè desiderare e non desiderare al tempo stesso) nel chiedere aiuto e nel lasciar intendere o nel mostrare il proprio stato di bisogno è particolarmente comprensibile in questa fase della vita. Nella maggior parte dei casi sono i genitori a rivolgersi allo psicologo perché si vengono a trovare improvvisamente di fronte a situazioni “incomprensibili” e non ri-conoscono più il proprio figlio adolescente. Bisogna distinguere quattro situazioni: 1. Il figlio adolescente sa della richiesta dei genitori allo psicologo ed è d’accordo ad incontrarlo. In questa situazione sia i genitori che l’adolescente “riconoscono l’esistenza di una difficoltà e sono predisposti a “lavorarci”. 2. Il figlio adolescente sa della richiesta dei genitori allo psicologo e non è contrario ad incontrarlo anche se ritiene che non vi sia nessuna problematica di tipo psicologico che lo riguardi.  Durante i colloqui di valutazione sarà l’esperto a dover far leva sulla curiosità dell’adolescente e ” guidarlo” su temi affettivamente importanti per lui e per la sua crescita. 3. Il figlio adolescente non sa della richiesta dei genitori allo psicologo. In tale caso è importante che i genitori arrivino in qualche modo a parlargliene, spiegandogli la loro preoccupazione. 4. Il figlio adolescente sa della richiesta dei genitori allo psicologo ma non è assolutamente disponibile ad incontrarlo.  In tale caso, il tipo di lavoro potrà essere una consulenza ai genitori rispetto al loro rapporto con il figlio. Ciò non esclude che in futuro il ragazzo possa cambiare posizione e decidere di incontrare lo psicologo.

Quali sono i temi che possono emergere in una Consulenza Psicologica con l ‘adolescente?

Crisi rispetto alla propria identità (chi sono?, cosa provo?, non mi riconosco più?); crisi rispetto al proprio progetto di vita (non so in che direzione andare, non so cosa voglio); stati di isolamento (sono completamente chiuso in me stesso, non me la sento di uscire di casa, tutto mi terrorizza); traumi ( traumi singoli come incidenti per cause umane o naturali, traumi sessuali vissuti nell’infanzia o nell’adolescenza, maltrattamenti fisici, lutti in età adulta o vissuti nell’infanzia/adolescenza, traumi “minori” ma condizionanti lo sviluppo della personalità); disagio nelle relazioni con i coetanei (sono timidissimo, mi arrabbio con tutti, non conto per nessuno; nessuno mi ascolta, non riesco a farmi degli amici, non sto più bene con gli amici di sempre); sofferenze in campo amoroso (sono stato lasciato, nessuna mi vuole, ho il terrore del sesso); disagio rispetto al proprio corpo (non mi piaccio per nulla, mi sento grasso, ho questo difetto che non riesco ad accettare, sono cambiato e non mi accetto come sono ora); dubbi sulla propria identità sessuale (non so se sono attratto dalle ragazze o dai ragazzi, faccio pensieri su quelli del mio stesso sesso, ho paura di essere gay, ho paura di essere lesbica); tensioni con i genitori (non mi capiscono, non sanno quello di cui ho bisogno, mi trattano come un bambino, invadono i miei spazi, non mi lasciano crescere, non li sopporto più); problemi a scuola (non mi importa nulla della scuola, non mi piace quello che faccio, non riesco a dimostrare che sono capace, non riesco a concentrarmi, sembro stupido); angosce e paure (ho il terrore di stare da solo, mi blocco, ho il terrore dei giudizi); ossessioni (non riesco a non pensare a queste cose che mi vengono in mente senza che io possa controllarle, mi lavo le mani i continuazione, accendo e spengo la luce in continuazione); pensieri autodistruttivi (ho pensato di suicidarmi, penso di farmi del male); gesti autodistruttivi  (ho tentato di uccidermi, mi ferisco, non mangio, vomito di proposito, sono spericolato, mi faccio, bevo); somatizzazioni ossia stati di malessere fisico per cui è stata constata l’assenza di una causa organica alla base (ho sempre mal di testa, mi brucia lo stomaco, mi si irrita la pelle); rabbia (sono pieno di rabbia, sovente perdo il controllo, odio tutti, salto su come una molla).